IO E ALE 5 STELLE SOPRA IL CIELO - 2a puntata -La prima fan fiction del Dibba (Alessandro Di Battista)

IO E ALE 5 STELLE SOPRA IL CIELO - 2a puntata -La prima fan fiction del Dibba (Alessandro Di Battista)

[...]"Maria Clara! Maria Clara!" una voce acuta e squillante risuonò nel piazzale della Stazione, di fronte alla fontana.
Maria Clara si voltò e la riconobbe subito: Paola, la sua vecchia compagna di scuola.
Paola, che a scuola andava male e che da Maria Clara copiava ogni volta che poteva.
Paola, dalla bellissima villa in stile moderno a Treviolo, che la invitava alle feste solo per dar sfoggio del suo benessere.
Paola, che un giorno, dalla finestra dell'istituto tuonò contro i tassisti, colpevoli di averla fatta tardare di cinque minuti ad un appuntamento.

I pesanti orecchini d'oro e la borsa animalier cozzavano, agli occhi di Maria Clara, con lo spettacolo degli uomini seduti per terra, tutti rigorosamente italiani.
Gli esodati della provincia che si davano appuntamento in quel luogo oramai da mesi, almeno fino a che il sindaco non decideva di sgomberarli con la forza, spesso con potenti getti d'acqua e spray urticanti.

"Clarettina, ti trovo benissimo! Che hai fatto? Che estetista è? Sei radiosa! Forse dovrei iniziare anche io a lavorare in un call center! Poi mio padre mi disereda, ma sai che pelle di velluto!" Rise, di una risata che a Maria Clara sembrò composta di coltellate.
"No, nessun estetista... Forse il mio fidanzato..."
"Ooooooh, raccontami, raccontami tutto! Chi è lui? Ce li ha i soldi? Cosa fa?"
"Fa... Lo scultore. Sì, scolpisce. Scolpisce i sogni e le speranze del domani e li mostra alla gente dandogli forma, per mostrarci che credere nel futuro è ancora possibile"
"Sembra interessante! Non è che ha un gemello? Come si chiama?"
"Alessandro. Molti lo chiamano Dibba"
Paola raggelò "Ma... QUELLO LÌ? Ma... Maria Clara, non leggi Repubblica? Non guardi la televisione? È un uomo pericoloso, Claretta mia! Un sobillatore, un poco di buono!"
Maria Clara ebbe uno scatto d'orgoglio "No. Ti sbagli. Quel che vedi in tv o sulla carta stampata è quel che Loro vogliono tu creda. Un cumulo di menzogne. Prova ad informarti sulla rete..."
"Claretta, ma sei matta? Sulla Rete si finisce vittima dei cyberbulli! Proprio ieri sera Marco Frittella..."
"Paola! Ascoltami! Alessandro non è pericoloso! È un poeta, un combattente! Un giorno lo capirai anc..."
Paola si allontanò e guardò Maria Clara con aria schifata:
"Non ti riconosco più Maria Clara. Eri una ragazza promettente, magari un giorno avresti potuto sposare qualcuno di Dalmine, avere dei labrador in tinta col cancello di casa, e tu butti via tutto, getti alle ortiche il tuo futuro, e per cosa?"
Maria Clara ci pensò un momento, poi alzò gli occhi e con voce decisa le disse "Per l'amore. Per l'umanità. Perché un giorno anche i contadini guatemaltechi possano dire, con orgoglio "Io ho un blog. Io sono un cittadino informato".
Paola sospirò "Suppongo che questo sia un addio allora"
"Credo di sì. Spero che un giorno anche tu possa incontrare qualcuno che ti fa sentire come io mi sento ora: speciale e completa. Quando salgo sul suo scooter mi sento in sella a Vegliantino"
"Io sono già speciale. Sono una Bocconiana. E uso Uber"
"E i tassisti?"
"Persone inutili. Il darwinismo si farà carico di loro"
Maria Clara scosse la testa, si voltò e si allontanò dirigendosi verso la stazione. Paola la guardò scomparire, poi prese il telefonino e digitò alcuni numeri in fretta e furia.
"Papà? Sono io. Ho delle novità che potrebbero interessare ai tuoi amici"

[...]

Alessandro si alzò delicatamente scostando con cura le lenzuola, come se avesse paura di romperla.
"Sei così bello" le disse. I pettorali scolpiti nella luce che penetrava timida dalle tapparelle abbassate le ricordavano le verdi colline dove vivevano i suoi nonni, mentre il petto villoso e maschio le faceva tornare alla mente il tappetino di benvenuto di un grande magazzino di Orio al Serio, cui si recava sempre assieme ai suoi genitori da bimba: lì adorava la piscina di palline, ed era capace di perdercisi per ore, almeno fino a quando la politica decise che le piscine di palline non erano consone. Da quel giorno Orio al Serio divenne per lei sinonimo di grigiore.
"E' solo perché sono innamorato"
"No, è perché io sono innamorata di te"
"Stai dicendo che l'amore ti ha reso cieca?"
"Non è quello che intendevo"
"Ma è probabilmente vero"
"Non mi confondere! A volte faccio fatica a seguire i tuoi pensieri, mi sembra sempre che tu possa pensare al triplo della velocità a cui penso io, mi sento sempre tanto lenta..."
"Non dire così Maria Clara. Sai che non è vero. Io so che non è vero. Ogni volta che parli mi sembra che una stella sia scesa dal cielo, si sia infilata i pattini da ghiaccio e sorridendo stia danzando su una bellissima melodia, danzando sul ghiaccio che credevo fosse il mio cuore prima di incontrarti.
Ed il calore della stella sta sciogliendo il ghiaccio della pista"
"Non rischia di precipitare di sotto in questo modo? Se la pista si scioglie tutta intendo"
Ma Alessandro non le rispose, mise un disco sul piatto ed una bellissima melodia riempì la stanza, proprio la melodia che lei si era immaginata nella testa, mentre pensava di danzare sul ghiaccio.
"Che bella musica! Cos'è?"
"Richard Clayderman. Su vinile, perché il vinile ha un cuore"
"Ti amo Alessandro"
"Ce l'ho anche su musicassetta"
"Ripetimi le parole che hai detto a quel giornale inglese. Eri così sexy"
Alessandro si schiarì la voce
"Italy have many problems. Big numbers of young people in disoccupation, a elite economist who now is our president of ministers, and we don't have vote for him. But what my janitors taught me since I was a children was to fight and pretend a best future, we must pretend from the political class because they are our labourers and not the contrary. For me, for my friends, for the citizens, for the olds, for everyone of we.
I do what I do only to make my janitors proud of me. I hope to give to them a future. Like that Iggy Pop song that I love "people have the power". We people have the power, we only need to use. Italy situation is terrific, we are number seventeen four in freedom of print. We need to do something. A revolution from low".
Maria Clara era estasiata "Dove hai imparato così bene l'inglese?"
Alessandro si voltò, guardando verso l'orizzonte come gli capitava sempre, quando i ricordi si accumulavano con tale dolore da farlo sentire un sollevatore di pesi.
"Ero a New York, capodanno del 2005. Mi aggiravo solo per la strada, nessun soldo in tasca ma intorno a me vedevo persone correre da una parte all'altra, come palline impazzite di un flipper che noi chiamiamo capitalismo. Mi sentivo un alieno sbarcato su un pianeta alieno."
"Quindi a casa?"
"No, un alieno su un altro pianeta ancora. Mi sentivo Predator, circondato da molti Alien, ma senza Raul Bova. E lì lo vidi. Era sicuramente lui, era David Bowie. Lui mi guardò, occhi negli occhi, percepimmo qualcosa entrambi, forse un'amicizia nemmeno iniziata che nasce tra chi è spirito affine. Poi si poggiò il dito sulla bocca e fece "Ssssh". Fu un attimo, un attimo solo. Io chiusi gli occhi e lui era scomparso. Quella notte una delle ragazze che stavano nel mio stesso ostello fu investita da un taxi. Su quel taxi c'era proprio David Bowie". Il volto di Alessandro era ora coperto di lacrime.
"Ho sempre pensato che avrei potuto fare qualcosa in quella situazione. Qualsiasi cosa. Ma scelsi l'inazione, scelsi di stare a guardare e non chiedere autografi, o foto assieme, avevo anche una macchina digitale. Invece niente".
"Da quella sera me lo ripromisi: mai più. Mai più spettatore inerte. Mai più uomo di paglia in balia degli eventi. Avrei preso in mano il mio destino. Qualcuno ha detto che a volare troppo in alto si rischia di farsi male cadendo… Forse. Ma quello che ho vedi una volta là vale ogni dolore ricevuto precipitando a terra."
Lei lo abbracciò teneramente da dietro
"Ti senti colpevole?"
"Se la mia colpa è di amare questo paese allora radunate la giuria, perché io mi dichiarerò colpevole da qui all'eternità"

[...]

"Vieni, ora vedrai la sede del Movimento. Un giorno, ne sono sicuro, potremo raccontarci di come tutto questo sia partito da quel piccolo locale umido dove la luce ogni tanto salta"
La prese per mano, con quelle sue mani grandi e virili
"Ma dovremo alterare l'itinerario, sono quasi sicuro che qualcuno mi segua. Gli voglio far mangiare la polvere"
Sfrecciando in due sulla moto Maria Clara non si capacitava di quanto fosse bella Roma. Era lì da ormai una settimana ed il fascino che la città emanava non sembrava attenuarsi, al contrario.
"Quanto è bella Roma" Gli disse "Peccato sembri abbandonata a se stessa"
"Purtroppo le amministrazioni che si sono succedute ne hanno combinate di tutti i colori, si affidano a personaggi poco chiari. Un giorno questa città la governeranno i cittadini, e noi saremo il loro megafono. Quel giorno, vedrai, la musica cambierà"
Erano fermi al semaforo. Un uomo al bar iniziò ad indicarli. Maria Clara sembrava spaventata, ma dal bar uscì un piccolo gruppo di uomini dai larghi sorrisi che correvano loro incontro, festanti
"Alessandro! Alessandro! Sei proprio tu! L'ho detto a loro! Siamo tutti dalla vostra parte!"
Alcune imposte ai piani superiori delle abitazioni si spalancarono, alcune donne iniziarono ad urlare "Alessandro! È Dibba! Venite! Vieni nonna, vienilo a vedere!"
Dai palazzi si affacciava ogni genere di persona, una donna gli lanciò una rosa.
Da una chiesa vicina un sacerdore dall'aspetto rubizzo gli corse incontro, dietro di lui una coppia di sposini, e dietro ancora, in processione, gli invitati "Ma allora è vero!" Gioì il sacerdote dalla faccia buona "Sei proprio tu!"
Alessandro stringeva le mani a tutti. Il traffico si era fermato, dalle macchine uscivano tutti, andando verso di lui per stringergli la mano.
E lui ricambiava, commosso.
"Benedici questa coppia" gli disse il prete "Non te lo dovrei dire, ma anche Lui è dalla vostra parte" e gli fece l'occhiolino.
"Quale onore! Ci parla spesso?" chiese Alessandro
"Ogni tanto" replicò il sacerdote.
"Allora gli dica di salutarmi Claretta". Il prete sembrava confuso.
Alessandro e Maria Clara riuscirono a ripartire proprio prima che una donna gli facesse baciare sulla fronte il proprio figlio neonato.

[...]

Una spessa porta a vetri separava la strada dalla stanzetta dal soffitto basso e male illuminata che ospitava la sede del Movimento.
In un angolo un tavolo da ping pong oramai rovinato ospitava una scrivania comune, e sopra dei computer provenienti da un'altra epoca, grossi monitor a tubo catodico e fosfori verdi, molti ragazzi la cui luce negli occhi brillava più delle nude lampadine che pendevano dal soffitto.
E Beppe Grillo, dietro di loro, che li incitava
"Forza ragazzi, siete incredibili, straordinari"
Come un direttore di orchestra si spostava da una postazione all'altra, guardando da dietro le teste i monitor
"Cos'hai qua, Alberto? Un ingegnere di Foggia ha creato nel tinello la fusione fredda. Straordinario. Cercheranno di insabbiarlo. Contattalo. Mirella? Meraviglioso, un pensionato di Agrigento con la cristalloterapia e il cumino ha curato il cancro del gatto. Sicuramente è già sulla lista nera di Big Pharma, dobbiamo proteggerlo"
Alessandro gli disse "Beppe, questa è Maria Clara..."
Beppe le diede la mano distrattamente "Piacere Maria Clara, benvenuta... Andrea? Rimani sui derivati del petrolio, quello è interessante"
"Purtroppo è così" Le disse Alessandro sorridendo "L'informazione per lui viene al primo posto. Ma non chiedergli un passaggio, eh!" Alessandro rise
Maria Clara rise di rimando. Non le importava delle buone maniere, era contenta che ci fosse qualcuno che vigilava dall'alto.
In un angolo una ragazza dalle prominenti orecchie stava sfornando alcune focaccine
"Lei è Virginia. Virginia, Maria Clara" Le due si strinsero la mano
"Virginia è una delle frecce più splendenti del nostro arco"
"Ho finito le focaccine da portare ai risparmiatori che hanno perso tutto a causa del crac Parmalat. Stanno manifestando sotto al Campidoglio"
"Hai bisogno della moto? Tieni le chiavi"
"No grazie Ale, non serve. Ieri sera Beppe ha scoperto che dei ricercatori malgasci hanno inventato dei motori per scarpe che funzionano ad elettricità statica. Finalmente ci libereremo della schiavitù del petrolio"
"Che bello!" disse Maria Clara.
Virginia li salutò, uscendo in strada con lo zainetto ripieno di focaccine. Sfregò le sue sneaker sul terreno ed in un istante decollò, librandosi nel cielo di Roma a centinaia di metri, mentre allargava le braccia della sua tuta alare.
"Spero che un giorno diventi sindaca" disse Alessandro mentre Virginia schiavava dei gabbiani.

"Bimba! Bimba! Bimba! Kaboom!" un ragazzotto benvestito scalpitando con un passo da pinguino si fece incontro a Maria Clara, abbracciandola calorosamente.
"Lui è Luigi, detto Gigino" Alessandro carezzava la testa di Luigi, dalla tasca estrasse uno zuccherino e glielo mise in bocca "Il nostro Golden Boy! Vero Luigi?"
"Pim Pem! Zap! FIUUUUUUUUU! Mep Mep!" Disse Luigi mentre masticava a bocca aperta.
"Che bello conoscerti, Luigi! Alessandro mi ha parlato così bene di te!"
"Den Dun! Ptoooooi! Peeeeee Peeeeee! Rurururu!" Disse Luigino, indicando il televisore acceso.
Proprio in quel momento infatti andava in onda un'intervista a Luigino.
L'intervistatore sembrava volerlo mettere in difficoltà
"Onorevole cittadino, il vostro MoVimento dice spesso di voler aiutare i giovani in difficoltà: ma in che modo, esattamente, pensate di riuscirci?"
E Luigino rispose "Dlen Dlen Dlen! Bloffeeeeee! Pe Pe! Giùgiù! Lailàlà! Nousssssssss"
A queste parole ci fu un secondo di silenzio. Poi le lacrime iniziarono a sgorgare dal volto di Maria Clara, mentre nella sala tutti applaudivano in direzione del televisore. Sullo schermo l'intervistatore stava abbracciando Luigino, mentre intorno persino alcuni disturbatori televisivi si stavano sciogliendo in un applauso sincero.
"Non avrei mai pensato di poter trovare un'altra famiglia" disse Maria Clara. E strinse forte la mano di Alessandro, che la guardò con un sorriso capace di sciogliere le nevi eterne.

Ma non tutti apprezzarono il discorso di quella sera.
In quel momento preciso, in un albergo di Bardonecchia stavano riuniti alcuni dei più potenti ed influenti uomini e donne del mondo. Tutti guardavano preoccupati in direzione dello schermo che illuminava la stanza dai pannelli in noce.
"Dobbiamo fare qualcosa" disse la Lagarde "O rischiamo di perdere il potere acquisito"
"Io non posso arginarli, non ce la faccio. Persino i miei corazzieri si dicono dalla loro parte" Disse il Presidente, sistemandosi gli occhiali
"La gente rischia di risvegliarsi, e se capisse tutto saremmo fregati" sancì Henry Kissinger
"Come un virus, il pensiero libero che si diffonde mette a repentaglio il nostro stile di vita. Aaaaaaaaaaaah" sentenziò il pupazzo Rockfeller, muovendo ritmicamente il bacino.
In quel momento un valletto disse qualcosa nell'orecchio di Lilli Gruber, che prese la parola.
"Un amico da Bergamo mi segnala una cosa, una cosa che ha scoperto la figlia e che potrebbe essere la risposta ai nostri problemi" disse mentre si sfregava le mani "Ora abbiamo solo bisogno di un campione del suo dna"
"Il dna di chi?" chiesero in coro Hoffmann e Sterling Saint Jacques
"Del nostro nemico numero uno. Del nostro caro Dibba"

[...]

 

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