mani pulite

mani pulite
Da bambino seguivo appassionatamente la vicenda di Mani pulite. Avevo 6 anni, ero consigliere comunale (con diverse deleghe) e temevo che la temperie giudiziaria potesse prima o poi abbattersi anche su di me.
Tifavo per Sergio Cusani perché era il tipico uomo che mia mamma trova interessante, infatti papà sperava che lo condannavano a morte, come purtroppo avvenuto.
Mi commuoveva la vicenda di Mario Chiesa, che cercò di far sparire i soldi nel water ma non riuscì perché c'era un anziano seduto sopra.
Ricordo bene il confronto tra Martelli e Sama, che ispirò i confronti di Guida al campionato: progressione, tecnica, fantasia.
E ricordo quando il dottor Davigo provó per ore a strappare una confessione a Raoul Gardini, morto da tre giorni.
Quando facevo una marachella, per sfuggire ai miei genitori mi nascondevo nelle pause che faceva Craxi mentre parlava, pause enormi, spaziose, cosmiche, con il frigobar e la vasca in bagno.
Fu in quei tempi che inventarono il 777 a favore dei non udenti e tutti provavamo a usarlo quando parlava il dottor Di Pietro, per capire meglio, ma automaticamente il sistema 'crashava', anche se allora questo termine non esisteva e si usava ancora quello in voga nel Ventennio: "È capitato un bel fracasso signora!".
Ma allora, rubarono o no? Come disse Papa Luciani: "Penso di no, per me è stata tutta una cosa politica. Certo se poi hanno rubato tanto meglio".
 
Niccolò Re