Odiare chi può fare ragebait su Lucy a 30 anni

A me pare che l'articolo di Camilla Burelli abbia ottenuto i risultati che si prefiggeva: far discutere tutti di un argomento (il carovita a Milano, il declassamento di una certa borghesia), e attirare l'attenzione sulla testata che l'ha pubblicato. Lo ha fatto indubbiamente alle spese dell'autrice, che per un po' resterà davanti a un certo tipo di ventilatore.
Lo ha fatto non perché sia un pezzo completo (non lo pretendeva) o ben scritto (valeva la pena di scriverlo meglio?): il motivo per cui tutti ne stiamo parlando è che ci ha fatto incazzare; e l'incazzatura, ormai lo sappiamo, qua sopra è l'amo che funziona meglio. Persino meglio del sesso, sì.
Mi metto ora nei panni di un editor che riceve un pezzo del genere, e ne coglie al volo i punti 'deboli' (in teoria: in realtà sono i punti forti!), quelli che più attireranno la rabbia del pubblico, e l'attireranno verso una persona in carne e ossa, colpevole di maneggiare non perfettamente l'autoironia: cosa faccio? Proteggo la persona, le spiego dove si sta esponendo troppo, e a furia di interventi e riscritture ottengo il solito pezzo corretto che non si filerà nessuno? Oppure la mando allo sbaraglio, alla grande sorella, a te arriverà la merda, ma a noi le impressions, i retweet, i link, ed è tutto quello che ci serve?
Se siete qui, sapete più o meno come funzionano i social: e se lo sapete, vi rendete conto che non è nemmeno una domanda. Andiamo avanti tutti a pane e ragebait, anch'io quante volte potevo scegliere tra un titolo onesto e uno che dice il contrario di quel che penso, generando un senso di smarrimento e curiosità, e ho scelto il secondo e non ci ho nemmeno guadagnato qualcosa di tangibile, solo un po' di stizza nei commenti? E siamo ancora esseri umani: per notare la differenza andate su threads, dove ormai ci sono solo dei bot che passano il tempo a scandalizzarsi a vicenda ("Ho regalato caramelle alla soda caustica al figlio della mia domestica, cosa ne pensate?") Magari il destino dei contenuti qua sopra è questo, magari posteri leggeranno di questo genere letterario nato sull'internet, in cui gli autori si travestivano da persone odiose per assumere punti di vista il più possibile controversi e fastidiosi. (In realtà a volte non si mascheravano affatto, ma i posteri non lo sapranno mai, non riusciranno a immaginarselo).
Leonardo Tondelli


