la scelta di Elena

la scelta di Elena
Mi chiamo Elena, ho 38 anni. Tre anni fa ho fatto quello che tutte le riviste femminili ti dicono di fare: ho "scelto me stessa". Ho lasciato Andrea, mio marito da cinque anni (e fidanzato da dieci). Andrea non mi picchiava, non mi tradiva, non mi mancava di rispetto. Il crimine di Andrea era essere noioso. Era l'uomo del "venerdì pizza e film", del "sabato spesa all'Esselunga", delle vacanze sempre nello stesso posto in Liguria. A 35 anni mi sono guardata allo specchio e mi sono detta: "Davvero finisce tutto qui? Davvero non proverò più quel brivido, quella passione che ti toglie il fiato?". Mi sentivo in gabbia. Volevo Mangia Prega Ama. Volevo l'imprevisto. Così gli ho detto che non lo amavo più. Gli ho spezzato il cuore con una freddezza chirurgica, convinta di andare incontro alla mia "vera vita".
Il mio segreto inconfessabile, quello che mi fa piangere di rabbia mentre scorro le app di incontri, è che ho scambiato un diamante grezzo per dei coriandoli colorati. In questi tre anni ho avuto la passione. Ho avuto le farfalle. Ho avuto Marco, il musicista che spariva per tre giorni e mi faceva impazzire di gelosia. Ho avuto Luca, il manager affascinante che mi portava a cena nei posti stellati e poi mi ha detto che non voleva impegnarsi perché "era uno spirito libero". Ho avuto brividi, sì. Brividi di freddo, di ansia, di insicurezza. Ho scoperto che là fuori è una macelleria. Che a 38 anni gli uomini "liberi" sono spesso tali perché incapaci di amare, o perché cercano la ventenne da plasmare.
La settimana scorsa ho incontrato Andrea al supermercato. Era con una donna. Non era una modella. Era una ragazza normale, carina, con un cappotto beige. Ridevano. Lui spingeva il carrello e lei gli indicava qualcosa sullo scaffale. In quel momento, vedendo la mano di lui posarsi sulla schiena di lei con quel gesto automatico, protettivo e familiare che conoscevo così bene, mi sono sentita morire.
Ho capito che la "noia" di Andrea non era mancanza di fantasia. Era costanza. Era la certezza che se stavo male, lui c'era. Che se la macchina si rompeva, lui arrivava. Che la sua prevedibilità era il pavimento solido su cui potevo camminare a occhi chiusi. Io ho distrutto la mia casa perché volevo guardare il cielo, e ora sono sotto la pioggia, senza riparo. Lei, quella donna sconosciuta, si è presa il premio. Si è presa l'uomo che ti porta la colazione e ti ascolta davvero. Io mi sono tenuta l'illusione dell'eterna adolescenza.
Torno a casa, nel mio appartamento da single "moderna e indipendente", e il silenzio rimbomba. Non c'è nessuno a cui chiedere "com'è andata la giornata?". C'è solo il mio telefono che vibra per un match su Tinder. Un altro sconosciuto a cui dovrò raccontare la mia vita da capo, sperando che non sia un altro psicopatico. Mi chiamo Elena, ho 38 anni. E ho imparato troppo tardi che la pace non è assenza di emozioni, è la forma più preziosa di amore. E io l'ho buttata via.
Iscriviti all’Anonima Ipocondriaci. Inviaci un messaggio