Vergogna e dignità

Vergogna e dignità

L'autoconsapevolezza del proprio status sociale, a tutti i livelli, è un giudizio mediato da un sistema di riferimento.

Vedi: (la boriosa dignità / la vergogna pudica ma non troppo) del povero.

Attribuire al sistema di riferimento un valore qualitativo tout court è l'origine del corto circuito emulativo.

Sta sempre più azzerandosi l'isolamento autoreferenziale di ogni "classe". Perché i quartieri dormitorio sono campi di concentramento, nè più nè meno del ristorante glamour del momento.

Così le categorie classiche dell'analisi di una cultura si confondono in un gioco di interposta persona. Allora possiamo dire che è povera una persona rozza, schematica e conformista, anche se ha la BMW. Possiamo dire di certi indigenti che hanno un'acume e una curiosità che li qualifica molto al di sopra della maggior parte.

Prescindere il sistema di riferimento sarebbe segnale di civiltà. Il giudizio che si avvolge di se stesso genera l'autogiudizio, l'autoconvincimento, accentua lo scarto fra essere e dover-essere in chiave pacchianamente mondana. Quando il sistema di riferimento ce l'hai negli occhi, ed è lui che vede e giudica per te, si approda allo stato allucinatorio dell'invidia sociale.

Come nel cyberpunk la macchina diventa l'umano disumanizzandolo in un delirio visivo, lo stesso avviene quando l'emulazione meccanica e acritica entra a tal punto nel sistema scheletrico dell'individuo, da degenerare in un analogo delirio visivo. Basti pensare ai video hip-hop o ad Antonio Cassano.

E' l'implosione del rappresentante nel suo rappresentato. Insisto su questo concetto, perché spiega tutto: il modellismo di riferimento avvelena a tal punto l'esistente da risultare esso stesso l'esistente; l'unico, vero.

Viviamo nel trash, così come ce lo ha sempre presentato, profetica e impietosa, la televisione, peraltro innocente.

Qualsiasi piega del sistema è nulla più che uno specchietto per allodole, è ridotto ad un escamotage per gridare "io sono meglio di te!". E allora sì che ci si definisce con "altro": macchine libri scopate scarpe etc. Perchè attribuisci all'interlocutore il tuo sistema di riferimento. E la vera messinscena diabolica, è che questi sistemi di riferimento sono mobili e interscambiabili. Se hai davanti un antonio cassano, per gridargi in faccia "io sono meglio di te!" gli dici: io ho questa macchina qua che costa un bel xxx più della tua. Se hai davanti un qualsiasi cristo, per ribadire il concetto punti su altro, dal: "sai io adoro la recherche l'ho letta dieci volte", al: "per carità che schifo io all'anteo non ci vado mica." E' sempre così, è tutto così.

E tutto torna, sempre. L'illusione della motilità sociale è data dall'illusione della libertà. Si credono liberi giudizi mediati e infettati dal più bieco, deviato e televisivo sistema di riferimento.

Ma la perfezione sociale è proprio questa: è la schiavitù del potersi vantare o vergognare della propria condizione. E' una forma meccanica di evoluzione, è sempre l'universo che si espande da un punto, è lo iato cosmico che allontana tutti da tutti, e che trova la sua più trionfale vittoria nella rete globale telematica.

Tutto tende a zero, e, ancora una volta, viviamo davvero nel migliore dei mondi possibili.

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