Tommaso Paradigma, la fine dell'estate

Tommaso Paradigma, la fine dell'estate

quando finiscono le cose io piango e cerco parole vuote e finali come "cose" "robe" "figate" e "finale". questa volta che finisce la vacazzina calimera con gli amichetti non fa eccezione. eccoci.

con riz, nicc e claudia e prima giulia e poi david e nadja e adele katherine o come si scrive, giorgina e quell'altra greca della taverna di cui non ricordiamo il nome e la bellissima cristine cameriera del moon bar coi tratti un po' mongoli a cui ho detto "you are beautiful" in cambio di 2 shot di tequila sale e limone e i "countless nameless" nudisti pro o pruriginosi della domenica come noi e i gestori di taverne senza pos e christos e gyorgos e queste nuove generazioni di imprenditori locali (ristoratori bio km 0 con una faccia antica e occhiali da sole un po' troppo nuovi, albergatori con 3 estati passate a miami che mettono a reddito la casetta dei genitori) e assieme agli altri della chattina che è oramai l'altrove in cui aspettiamo di rivivere quell'agosto del 2010 (credo) a fare il bagno alla ponzio dopo la chiusura tutti fatti in boxer e con l'incombenza del figlio di mono e dada e di quello che significa per me, ma forse per noi tutti, attraverso gli sguardi compiacenti e un po' perplessi e le montature 'design' della comitiva di omosessuali romani che vengono "in grecia dal 2001" e che tutto è sempre "la migliore x che abbiamo mai provato", senza le parole che dovevo e non ho detto, senza scopare mai, con dentro birra fix (tanta) e alfa e kaiser e esa e vino benzina e vino meno peggio e talisker e lagavulin e beefeater e tonica e ouzo (e brucio al piloro) e tequila e metaxa e moussaka e pesce pescato dove poi e gyros e fries molli e souvlaki pollo maiale e taramosalada e tsatsiki, con nelle gambe il pompare al mattino, camminare il pomeriggio, nuotare. nell'italiano minimo ("fa' conto che" "beh sì se volete") dei discorsi radenti il suolo dei "coniugi di gallarate" che gestiscono angelina studios a paroikia e che dell'italia rimpiangono "soprattutto" il centro commerciale di arese, accanto al grande obeso normodotato di faenza che fa il barista "in regola, ci credi?" a donoussa (al quale ruberò il posto, io normopeso, milanese, micropene: non dovrei avere difficoltà) e intorno alle parole altre, stentate ma sempre dette e alle espressioni inaudite in italia ("...e tutto questo") del 21enne mezzo sardo e mezzo greco che ci ha insegnato un drive sessuale sfrenato e quel mix di intolleranza per la diversità ("bene il nudismo ma anche basta vedere cazzi di fuori che se me lo punti ti lamo") e totale disinibizione ("la milfona greca con marito e figli a carico grandissima scopata") che solo a vent'anni puoi permetterti senza essere ridicolo, attraverso la disinvoltura delle famiglie che frequentano paros cercando la stessa comodità di lido di camaiore e parlando con la tipa sfondata che noleggia motorini lì e dopo 10 anni dello stesso lavoro ancora non ha pensato di cercare un'espressione migliore di "more strong" per descrivere i motorini truccati 80cc vs. i 50, stravaccati di fianco a marcin sui divanetti del bar di kedros, polacco trapiantato a tel aviv che voleva molto essere ebreo e che non si capacitava che non mi interessasse conoscere le mie origini perché, diceva, "senza radici non cresce niente" e sotto un cielo nero di stelle sempre o quasi senza luna, ho scoperto, come capita senza volerlo, alcune cose di me.

che grido, ma ho pazienza e mi interessa sempre meno decidere, che mi innervosiscono i napoletani, piemontesi, romani al mare ad agosto probabilmente perché ci vedo dentro me e i molti modi in cui manco di discrezione e sobrietà. che in vacanza si parla della merda e fa sempre ridere (parlarne e l'imbarazzo di chi non ne vuole parlare) perché siamo bestie abbastanza sofisticate da ridere delle maniere in cui facciamo schifo. che questo tardo capitalismo, forse ultimo, che vende solo esperienze, ti condanna a essere molto più che un consumatore, ti costringe a volere davvero i significati che acquisti, a dire che quello che fai sei tu, perché non compri niente se non la presunta autenticità dei tuoi ricordi, questa forma strana di istantanea nostalgia. che non c'è scampo alla banalità della meraviglia di fronte allo spettacolo della natura. che si può imparare a volersi sempre un po' più bene. che vorrei un figlio ora che i miei nonni muoiono e io sono via. che lo vorrei per le ragioni sbagliate.

e poi l'eclissi, invisibile da qui, mi ha spiegato qualcosa che sapevo già: che distanti, non basta neanche il cielo a ricordarci che siamo la stessa vita.

che vorrei di più anche ora che ho tutto

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