SERATONA!

SERATONA!

una volta in inghilterra il nostro ospite ci portò in discoteca. appena entrammo nel locale, che sembrava un qualsiasi capannone, ci trovammo di fronte un negro che si teneva la faccia e buttava sangue dalle labbra e dal naso. il nostro amico ci disse di non badare, che doveva essere caduto. il negro comunque sprizzava sangue e si faceva largo col solo terrore delle sue malattie.
superato l'ingresso, c'era uno stanzone con del legno falso alle pareti, come nei condominio degli anni settanta. gli avventori si dividevano in due gruppi: femmine ultracinquantenni e negri. il nostro amico sorrise, disse che i "giovani" sarebbero arrivati più tardi. nel frattempo noi ci sedemmo in disparte, tranne uno che fu rapidamente coinvolto nella danza con una vecchia (avevamo vent'anni).
dopo pochi minuti scoppiò una specie di rissa. due tizi baffuti (del locale) stavano picchiando un altro negro, per motivi che non abbiamo mai capito, e gli diedero tante di quelle mazzate in pochi secondi che sembrò quasi un sogno. poi lo trascinarono letteralmente via, nell'indifferenza generale.
per tutta la serata continuammo ad aspettare l'arrivo dei giovani. eravamo terrorizzati all'idea di avere a che fare coi negri, che sembravano pericolosi e aggressivi, e ancora di più di avere a che fare con le vecchie, che si avvicinavano, ci guardavano con un'aria di sfida e poco ci mancava che sputassero a terra, quando vedevano che non coglievamo le loro grazie. passammo quindi due ore a parlare tra noi, senza avere assolutamente nulla da dire e con la paura di scoppiare a ridere a attirare l'attenzione dei negri o delle vecchie. il nostro ospite dopo un po' sparì, come l'altro amico, e il giorno dopo sapemmo che si erano chiavati due vecchie inglesi, molto simili a delle assi da stiro con l'alitosi.
lasciati soli, decidemmo di andarcene. appena usciti notammo che alcuni negri ci stavano seguendo. sarà stata la suggestione, ma pareva proprio che ce l'avessero con noi. la strada era buia e noi camminavamo guardandoci alle spalle, finché ci mettemmo tutti a correre, come se qualcuno avesse dato lo start, e continuammo per un bel po' convinti che qualcuno ci seguisse per ucciderci. non sapevamo come tornare a casa e non potevamo nemmeno chiamare un tassì perchè non avevamo telefoni e le strade erano tutte buie e vuote per cui finimmo per camminare ore e ore in quel paese di merda finchè ci fermammo sulle panchine vicino al fiume, e sbagliammo. l'umidità di tenne compagnia fino all'alba fumosa, quando riuscimmo a convincere uno che aveva un chiosco a trovarci un telefono. passammo il resto della giornata a tossire e scatarrare, bestemmiando la madonna.


Una delle giornate più di merda fu quando decise di mollarmi per un tizio appena incontrato. Ma non subito, sarebbe stato troppo facile. Molto meglio trasformare un viaggio romantico in un inferno e rinchiudermi in un vagone letto con altri sei sconosciuti per un viaggio di diciotto ore, per poi passare in un normale scompartimento, ma continuare a seguirmi, con armi e bagagli, quando cercavo un altro posto a sedere, ma sappiatelo, il treno è una prigione viaggiante, e quindi continuava ad oscillare, incessantemente, tra promesse d'eterno amore, promesse di eterno disamore, sceneggiate isteriche, scene di mutismo, occhiate sparute fuori dal finestrino, occhi puntati addosso, con odio, senza odio, con amore, con disperazione. Il tutto suggellato da un bacio appassionato poco prima di scendere dal treno, arrivati quasi sotto casa, con una promessa (“non ti lascerò mai”), una promessa che svanì pochi metri dall'uscita del metrò, quando appena aperta la porta di casa si girò e se ne uscì con una sfuriata perché ero salito con lei, dimentica, invero, del fatto che vivessimo insieme. Andai quindi a dormire in uno squallido B&B, poco più in là, dormendo vestito su un letto il cui materasso era inguainato nella plastica per evitare spiacevoli macchie provocate dei liquidi coitali altrui o, nel mio caso, dal sangue, se avessi avuto la forza di tagliarmi le vene.

estate di un gazzilione di anni fa, il mio solito compagno di avventure si è fidanzato forte e quest'anno mi ha bucato. Non sapendo bene che fare, prendo la moto e mi imbarco per una di quelle cavolo di isolette croate dove ci sono anche una coppia di miei amici, lui e lei.
Dopo un paio di giorni conosco queste due tipe di roma che sono state scaricate in mezzo al nulla dall'amico skipper, che le ha portate fin lì e lì ce le ha mollate. Attraverso discorsi ellittici, ne esce un'oscura storia di un tizio che ha invitato la tizia che voleva farsi a fare un giro in barca. La tizia, che evidentemente non ne voleva, prima si porta un'amica, poi si fa scorrazzare per un po' di giorni finché il tizio stanco della friendzone non decide di sbarcarle al primo porto.
Incurante degli indizi di starmi caricando delle potenziali rompicoglioni, cerco di imbastire una serata divertente. Avendo solo una moto per tre persone, tiro in ballo la coppia di amici e li convinco a metterci la macchina per portarci tutti a un caratteristico ristorante di pesce dove ero stato l'anno prima. Raccogliamo le due tipe e partiamo.
Da lì la serata inizia a precipitare: sbaglio clamorosamente strada e faccio girare tutti per oltre un'ora in un nulla fitto di tornanti, finché non diventiamo più o meno verdi. A quel punto ripieghiamo sul paese più vicino, dove finiamo nel posto peggiore possibile: un tavolo all'aperto con vicino un tombino che trasuda olezzi interessanti, il cameriere giovane che ci promette mari e monti e poi ci porta del pesce pessimo e costosissimo e dei gamberi neri dentro.
Le tipe sono indispettite, la conversazione langue e la serata finsce dimmerda. Rientrati, la tipa più aggressiva e interessante delle due, quella che ha rivelato il suo lato effettivamente rompicoglioni durante la serata se ne va subito a dormire. Io resto con l'altra, quella che mi interessava di meno, sulla terrazza. La tipa fa scena muta finché non mi rompo le scatole e vado a dormire pure io - solo dopo avrei realizzato che magari ne voleva e una botta poteva pure scapparci.
Il giorno dopo le tipe avrebbero impacchettato le loro cose e sarebbero partite per la città vicina e non le avrei più viste per il resto della vacanza. Le ho effettivamente riviste a giochi fatti sulla nave del ritorno, ho proposto di pranzare assieme (almeno sono coerente) ma per qualche motivo mi hanno sfanculato. Avrei passato il resto del viaggio completamente ubriaco a dividere la bottiglia con due ragazzi di Pandino di cui uno scriveva poesie Haiku e che comunque non avrei mai rivisto.

Che poi è chiaro che Serate de Mmerda=Serate con le Donne.
Questo è verissimo ma solo fino ad una certa età e soprattutto quando si danno per scontati troppi elementi (positivi) sulla presenza femminile, i quali andrebbero sapientemente negoziati prima. ma il giovane idealista post-borghese normalmente non è ancora abbastanza maturo per parlare alla donna con la stentorea voce dei padri, né la femmina è ancora perfettamente cosciente del suo ruolo in tali baccanali. d'altra parte dovete considerare che sopra i 30 o 35 anni anche la donna ha all'attivo una cospicua serie di capodanni di merda e serate malriuscite e pertanto, di norma, sarà molto più compliant rispetto alle vostre esigenze, ben sapendo che un atteggiamento troppo pretenzioso potrebbe tradursi in un baleno in una lunga chiacchierata di supporto alla suora scompagnata (a volte sono anche due o tre) inevitabilmente presente, mentre i maschi sono ormai ubriachi marci sul SUV dell'amico ricco a vedere se tiene la salita innevata dietro casa (mentre l'abitacolo si riempie ormai di fragorosi peti nell'ilarità generale).

Ricordo ancora una serata di 20 anni fa.
Uscita in 3 con 3 gnocchette. Due conoscevano due di noi e avevano dell'interesse, la terza coppia se la sarebbe dovuta giocare. Ci furono nell'ordine:
1. appuntamento in piazza con ritardo stratosferico nostro > loro già incazzate
2. osservazioni paraleghiste del terzo quando il solito vu' cumpra' si fa sotto per venderci qualcosa
3. quando partiamo in sei in una macchina, il guidatore (lo stesso di cui sopra) tampona la macchina parcheggiata dietro, spaccando fanale, ma parte senza lasciare biglietto per l'assicurazione
4. arriviamo al ristorante, ci portano nel salone sotterraneo e io cado per le scale, facendomi due rampe di schiena. Sono vivo solo perché è stato deciso così
5. la pizza fa cagare
6. il guidatore vuole impressionare le gnocchette e si mette a fumare un sigaro rubato a suo padre (non c'era ancora il divieto…)
7. dieci minuti dopo vomita dentro il ristorante
8. perde le chiavi della macchina ma tanto non potrebbe guidare perché continua a vomitare
9. epilogo: noi restiamo al ristorante in attesa che il padre del guidatore arrivi con la copia di chiavi della macchina di riserva
Non vedemmo mai più le tre ragazze, ma si racconta che una volta incrociarono uno di noi e passarno dall'altra parte della strada per non salutarlo

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