Rocco Siffredi: io sto con Luigi Di Maio

Rocco Siffredi: io sto con Luigi Di Maio

Periferia di Budapest, quartiere residenziale, zona carina e verde come sa esserlo solo l’antica Pannonia dei Romani. Una bella villa, con uno splendido parco attorno: stiamo per entrare nella casa dell’italiano probabilmente più famoso nel mondo, un profilo perfetto come Ministro degli Esteri, per parlare di Italia vista da lontano, con il giusto distacco, con colui che è diventato il mito di molti uomini (e molte donne): Rocco Siffredi.

Rocco ci accoglie con uno splendido completo Armani, slippers Gucci, la raffinata gentilezza di chi sa di essere la storia del cinema, di un certo cinema, dove tutto si misura in un prima e dopo di lui, privilegio concesso finora solo a Gesù Cristo.

“Budapest è dove vivo per questioni di lavoro, ma anche perché mia moglie Rosa è nata qui, ma l’Italia è sempre nel cuore e nella testa”, ci dice Rocco, con voce stranamente sottotono per lui, quasi a discolparsi della lontananza, “però ho ben chiaro lo scenario politico ed economico del nostro paese, quello del porno è un settore privilegiato per tastare il polso del paese reale.”

-          Quindi come vedi l’economia italiana? C’è davvero una ripresa?

“La ripresa c’è, stanno ripartendo i consumi anche nel porno, che in realtà ha una domanda anelastica, io lo chiamo l’ultimo dei beni rifugio, perché è laddove ci si rifugia quando si è disperati. Però una maggiore propensione al consumo aumenta i fatturati anche per noi. Una delle tante contraddizioni del porno, come il fatto stesso che la pornografia è una sorta di cosa “in sé” kantiana al di là della rappresentazione, ma che è già sempre scissa dall’interno.”

-          Zizek e Kant citati in un colpo solo, ma quindi anche Rocco Siffredi è uno studioso di filosofia?

“La filosofia applicata al porno è ormai una strategia di marketing consolidata. Sasha Grey non è stata nemmeno la prima, è stata solo la più brava. In Italia come al solito siamo arrivati dopo, con il delay che ci è proprio: qualche produttore casertano deve aver suggerito a quella scamorza di Valentina Nappi che  spruzzando  un po’ di Heidegger a caso qua e là si poteva arrivare presto al pubblico mainstream di Dagospia e Zanzara, a dispetto degli evidenti limiti fisici che la rendono sidestream anche nel porno, relegata a gangbang nel ruolo di cicciona.”

-          Eppure Valentina Nappi l’hai lanciata tu…

“È abbastanza inevitabile che siano passate tutte da me, quando sei la figura centrale in un certo ambito. Gesù Cristo ha lanciato tutti i 12 apostoli, compreso Giuda. La tv, oggi tanto bistrattata, è alla base della carriera dei due principali leader politici italiani, se non tutti e tre.”

-          Eccoci inevitabilmente arrivati alla politica, in un momento cruciale per l’Italia: alle prossime elezioni sai già chi voterai?

“È  forse la prima volta che ne parlo in un’intervista pubblica, ma chi mi conosce sa che è una consapevolezza che ho maturato nel tempo: le mie preferenze vanno al Movimento 5 Stelle e a Luigi Di Maio.”

-          Cosa c’è nel programma del Movimento 5 Stelle che ti ha convinto ad esporti?

“Mi riconosco completamente nel programma di Di Maio perché vorrebbe fare Italia all’lo stesso che ho tentato di fare io alle donne in tutti questi anni. L’identità di vedute è totale.”

    Quindi saresti pronto ad impegnarti anche in un eventuale governo pentastellato?

“Certo, lo hai detto anche tu all’inizio, no? Adesso che Di Battista ha dato forfait, mi vedrei bene come Ministro degli Esteri.”

-          Quali misure adotteresti come Ministro?

“Cercherei una maggiore cooperazione. Trovo anacronistica per esempio la Brexit. Cercherei di convincere nuovamente la May a tornare in Europa. Sento che con lei potrei toccare i tasti giusti.”

-          Quindi nel futuro di Rocco Siffredi c’è la carriera politica?

“Nel futuro di Rocco Siffredi, ma anche nel passato e nel presente, c’è sempre una cosa sola: servire la mia Nazione. Come so fare, come ho sempre fatto, come farò, anche se adesso vivo in Ungheria.”

Rocco ci saluta, accompagnandoci nuovamente nella splendida campagna ungherese, con il piglio certo di chi sa quello che dice: il dado è tratto, adesso è dall’Italia che deve arrivare un segnale, un incarico prestigioso.

 

Mario La Bufa

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