не месть

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55 enni calabro lucani trapiantati a Roma che, dopo anni passati nelle retrovie, si ritrovano a gestire piccoli festival, rassegne di cinema alternativo oppure qualche corso scantinato per aspiranti cinefagi da scrittura creativa. Non hanno mai battuto chiodo, ma ora gestiscono un micro pseudo potere culturale e fanno di tutto per fascinare le poche ragazze senza baffi che bazzicano l'ambiente. Si convincono che il poco successo del passato derivi solo da un atteggiamento errato. Spudorati e decisi a recuperare il tempo perduto, puntano le fuori sede, magari molisane. Capace pure che qualcuno di loro, talvolta, riesca a convincerne una a seguirlo a casa, a Settecamini. A quel punto la serata finisce in branda, rigorosamente addobbata con una torrida coperta a quadroni. La mattina seguente tornano insieme a Roma, in treno. Lei è pentita, depressa, lui indossa un lupetto blu e all'altezza di Settebagni le fa notare che la situazione pare uscita da un film di Seigulin, che però è un centrocampista della Russia, ma lei non lo sa e sorride, mentre pensa che vorrebbe solo tornare a Castropignano, dalla nonna. Stazione di Nuovo Salario, l'agonia sta per finire. Lui insiste affinché si rivedano e succede; ma solo perché lui accetta di uscire con la comitiva degli amici di lei, tutte matricole di Roma Tre. Quando però viene introdotto al gruppo come "una sorta di padre putativo" si sente addosso tutti i 55 anni e allora con una scusa va via, di corsa. Svolta l'angolo e sente le risate alle sue spalle, poi si ferma e piange; molto forte. Se qualcuno lo guardasse dall'esterno direbbe che pare una scena tratta da un film di Barinov; che lo stesso è un centrocampista della Russia, ma molto meno forte di Seigulin.

Michele Salvezza