nazza!

Ero in treno, di ritorno da un incontro clandestino di pitbull dove avevo vinto l’album da colorare de I Tenerissimi, un libro di Karl Popper e un pigiama con la foto di Enzo Tortora. Era un pomeriggo di primavera e me ne stavo lì, tranquillo, che riflettevo sulle cose della vita e sul creato e sull’esistenza o no di Dio. Quando a una fermata chi ti entra? Suo figlio: Gesù Cristo. Aria timida, basso profilo, vestito come nella miglior tradizione delle Sacre Scritture, coi tipici sandali di ulivo e una tunica bianca, sponsorizzata dellaGranarolo. Essendo superiore alle cose materiali, apre la porta dello scompartimento con la sola forza della mente, aiutandosi appena appena con le mani. Entra e garbatamente chiede: “V’è posto?”. Io gli faccio segno di sì e lui si accomoda nel sedile davanti a me. Tra le altre cose, posizione del cazzo, visto che nessuno dei due può allungare le gambe, perchè poi magari tocca quelle dell’altro e sembra sia gay. E Dio non approva le persone gay.

Gesù tira fuori la Bibbia e si mette a leggerla, ma ogni tanto alza lo sguardo per vedere se l’ho riconosciuto. Io faccio finta di nulla, perchè non voglio essere invadente. Alchè lui, per farmi capire chi è, inizia a tirare fuori una quantità impressionante di foulard multicolore dalla manica e un colibrì di plastica da dietro l’orecchio. Così gli sorrido e mi presento. Lui fa altrettanto. Mi dice di non chiamarlo Gesù Cristo, ma semplicemente il Nazareno. Anzi, meglio ancora: Nazza! Per rompere il ghiaccio, tiro fuori il thermos e gli offro un caffè d’orzo, che lui accetta volentieri. L’atmosfera si fa subito amichevole e in poco tempo scopro che Nazza è simpatico, pacioso e veramente un tipo a posto. Parliamo del più e del meno e scopro un sacco di cose che nelle Sacre Scritture non ci sono, come la sua innata passione per la Fiat Tempra e che Papa Luciani era in realtà il Diavolo. Ma al di là del pettegolezzo, a me interessano anche questioni morali. Così gli chiedo una curiosità che ho sempre avuto, cioè sapere come è fatto il Paradiso. Lui mi dice che è un impero lucente che si staglia sempiterno nella troposfera. Io non riesco a figurarmelo e lui mi spiega che in pratica è come Grosseto, solo tre volte più grande. Poi svela un sacco di credenze infondate su di lui, come per esempio quella che lui sarebbe l’inventore del creato. Non è vero, lui ha inventato solo il carrello per gli antipasti. La discussione si fa piacevolissima, quando dal finestrino entra del polline di pioppo, così il Nazza arriccia il naso e sta per starnutire. Situazione moralmente pericolosa. Chiaramente Dio con noi semplici uomini mortali ha delle pretese, ma con lui ne ha ancora di più, in quanto ciclope. Anche uno starnuto sarebbe peccato mortale! Quindi Nazza cerca di trattenerlo, chiude gli occhi, stringe i pugni, diventa tutto rosso, ma dopo attimi di tensione riesce ad averne la meglio. Il pericolo è scampato. Scopro poi che ha convertito l’energia malvagia di quello starnuto in un altro dei suoi incredibili miracoli altruisti. Apre infatti la bocca e tira fuori un bussolotto tipo delle sorprese degli ovetti e me lo dà. Lo apro e dentro c’è un modellino a retrocarica di Toyota Golgotha!

Arriva quindi il controllore, che chiede i biglietti. Io gli do il mio e vedo Nazza in difficoltà, che si fruga da tutte le parti. Il controllore aspetta con aria spazientita, fino a che Nazza riesce a trovare il biglietto, che aveva messo fra le pagine della Bibbia come segnalibro. Solo che il controllore scopre che è un biglietto già usato, tagliato ad un’estremità e convalidato una seconda volta. Gesù allora si fa piccino piccino, arrossisce e balbettando cerca di giustificarsi che gliel’hanno venduto così. Ma quando il controllore gli dà sulla voce, Gesù abbassa la testa e cade nel mutismo più assoluto. Morale della favola: si becca una multa da centomila lire. Ma si prende una rivincita incredibile, perchè appena il controllore è uscito, Nazza gli dice con sarcasmo:“Bravo, bravo…” L’episodio fa calare un imbarazzato silenzio fra di noi, almeno fino a quando Gesù alza la testa e timidamente mi dice: “Comunque era vero che me l’hanno venduto così…” Per tranquillizzarlo faccio finta di credergli, e infatti appare subito rincuorato. Così per sdrammatizzare mi racconta una barzelletta. Mi fa: “Sai qual’è il colmo per San Tommaso?” Io ci penso ma non mi viene in mente. E lui: “Credere in me!” Quasi cado in terra dal ridere e anche Nazza è divertito. La mia risata si gela solo quando lui si accende una Nazionale e io immediatamente gli mostro il simbolo del vagone non fumatori. Gesù educatamente se la spegne sulla lingua con uno sguardo da pazzo. Lì mi sono fatto veramente piccino piccino.
A un certo punto entra l’omino napoletano delle bevande ambulanti. Io prendo un Vov e Gesù una Coca Light. Mi frugo per tirare fuori il borsellino perchè voglio offrire io, ma lui coi suoi superpoteri ecumenici è più veloce di me. Io attraggo l’attenzione del napoletano, ma lui lo mesmerizza coi raggi Delta e vuol proprio pagare. Lì diventa una questione di principio e mi sto incazzando. Ma lui insiste e, visto che io non ci sto a fare queste figure da contadino davanti alla gente, lo lascio fare. Il viaggio prosegue ma siamo offesi, tutti e due, non riuscendo a goderci neanche le bevande. Io leggo l’ultimo numero di Torre Di Guardia, mentre lui a braccia conserte guarda fuori dal finestrino. Nessuno dei due parla all’altro. A Pienza è la sua fermata, così si alza e se ne va senza salutare. A me mi viene da piangere perchè mi dispiace che abbiamo litigato. Quindi esco per salutarlo prima che scenda. Lo trovo che era già lì voltato verso di me, con gli occhi lucidi, che sperava che uscissi. Anche lui voleva fare la pace. Gli corro incontro e ci abbracciamo. Il treno sta per ripartire, così mi accarezza la testa e si affretta verso l’uscita. Purtroppo uscendo inciampa nella scaletta retrattile e va a dare una musata paurosa sulla fontanella del binario. Si alza, si ricompone la barba a elastico e sputa alcuni denti. Mentre il treno riparte, con un sorriso insanguinato mi fa ciao con la mano. All’improvviso un fulmine a cielo sereno. E’ un secondo e Gesù è un mucchietto di cenere sul binario. Uno spazzino lo raccoglie e lo butta via.

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