Le ragazze di Arezzo Wave

Le ragazze di Arezzo Wave

Iniziai a frequentare Arezzo Wave quando avevo quattordici anni, ovvero in prima liceo. Ma la mia curiosità per l’evento musicale durò poco. Se infatti allora non mi perdevo un concerto al Main Stage, già dall’anno successivo ho preso a fregarmene della musica di merda che suonano lì, per restringere il mio interesse solo ed unicamente al campeggio – ora lo so – ragione inconscia della mie puntate da quelle parti.

Il campeggio per me è il crogiuolo di pompini, sesso tra uomini, donne e animali, della merda, delle seghe e delle leccate di fica. Esso è il concretizzarsi a dieci chilometri da casa mia di Sodoma, Gomorra, Salò e le centoventi giornate fighissime. La bolgia, la polvere, il piscio, la musica assordante, i banchini e gli stronzi che vendono la peggio merda: niente a confronto del piacere peccaminoso nell’immaginare e nello spiare cosa avrebbero fatto, in preda ai fumi delle droghe, quelle troie nella loro tendopoli con i loro cazzo di sciamani conosciuti il giorno prima.

Le ragazze di Arezzo Wave con il tanga colorato, sporco di terra, che esce dai loro pantalonacci multietinici, con il top colorato anch’esso, che sostiene, senza wonderbra, un seno sudato e sporco.

ozora festival

La testa persa che pensa a Cuba, alla pace nel mondo, ai bambini del Biafra e il corpo provocante e sensuale che brama una violenta scopata indorata dalle frasi dei poeti maledetti.

Ci sono le figlie di papà, le studentelle con i piedini curati e i sandali da negra africana, con la birra in mano tutte piene di orgasmi, violentate da negri potenti. Al Pionta poi sono quelle “bucoliche”, che si mischiano beatamente tra le fancazziste universitarie, tra gli ulivi e la polvere, leggono libri di merda e accarezzano il sesso eretto al loro amico vicino, sognando le parole di merda di Sepulveda e gli amori folli del Che.

Eccole, quelle che ballano ai margini del palco, coi dentini bianchi, che piroettano incestuose tra i maschi cazzuti e vogliosi. Eccole, quelle schifose, con mille piercing, realmente sbandate, con i talloni incarogniti, neri e duri, più sporche dei loro cani che si scopano – ne sono certo – durante tutta la notte. Arrivano poi tutte le autoctone, universitarie o commesse, in scooter, che si fanno un giro, che si fermano in curva a fumarsi una canna e che poi, dietro al primo cespuglio del parco Giotto, si fanno fottere da uno stronzo con la polo Ralph Lauren, mentre sentono urlare di là la loro amica che fa lo stesso nel cespuglio vicino.

Ma ci sono anche quelle mature, le sessantottine che ormai scopano solo la settimana di Arezzo Wave, accompagnate da tipi come il Barba di merda del circolo Aurora, maestro di sesso solo perché ha la pancia e fa le cose con calma. La fauna si completa infine con le scout che danno la birra, quelle che stanche del servizio del bar trombano svogliate nei sottochiesa, e con le volontarie delle associazioni di sinistra che regalano profilattici, e usano, tutti insieme la stessa sera, quelli avanzati dalla distribuzione.

Insomma, a ben ragione della musica posso farne volentieri a meno, ma potrei perdere un’intera settimana ad osservare tutte queste giovani ed immaginare le loro notti di amore e sangue, esaltandomi con la loro evidente ostentazione del sesso sempre e comunque, ascoltando i loro orgasmi più nascosti e infine scopandole tutte e mischiando le loro urla di piacere con nuove urla di dolore e terrore.

https://sgargabonzi.com/2007/10/25/leragazzediarezzowave/

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