La regola di Pagina 99

La regola di Pagina 99

una vecchia e dimenticata teoria di Ford Madox Ford, scrittore inglese del primo Novecento, secondo cui, per giudicare un libro e deciderne  l’acquisto, basta leggerne la pagina 99.

A riesumare questa pratica, che pare più che altro una boutade, è stato il settimanale francese L’Express che ha eseguito il test su alcuni volumi a beneficio dei suoi lettori.

La pagina 99, secondo Ford Madox Ford, è esemplificativa perché di solito cade a un terzo del volume, quando la storia dovrebbe ormai aver preso il volo, i personaggi sono stati tutti introdotti e l’andamento del racconto è segnato.

Perché non provare, allora. Magari può essere la soluzione che cercavamo noi, poveri lettori persi in quell’affollata città che è l’editoria.

Si entra in libreria e si rischia quasi di inciampare nelle pile di volumi accatastati sotto il cartello Novità. Ogni settimana arrivano nei negozi decine di libri che restano esposti all’azione della polvere per circa sette giorni prima di tornare rapidamente negl scatoloni da cui erano stati tratti, accompagnati questa volta dalla scritta Rese.

Diversamente da quanto credono i soliti nostalgici di un tempo mai esistito, l’eccesso di produzione editoriale non è un male odierno. Il veneziano Aldo Manuzio, che nel 1494 fu il primo editore della storia, produsse una quantità sconfinata di libri. Verso il 1930 Gallimard imponeva a Georges Simenon, l’autore di Maigret, un contratto che prevedeva la scrittura di sei volumi all’anno. E lo stesso ideatore della teoria di pagina 99, Ford Madox Ford, ha pubblicato più di 80 volumi tra romanzi e saggi.

Un’editoria meditata e limitata a testi di qualità non è mai esistita: l’editore è un commerciante che ha bisogno di produrre molti libri se vuole restare in vita. Sarà il tempo poi ad applicare un filtro a quella massa di parole. Tanto che oggi degli 80 libri di Ford Madox Ford (nome assurdo che era in realtà lo pseudonimo di Ford Hermann Hueffer) ricordiamo solo Il buon soldato. Più un gossip lasciatoci in Festa mobile da Hemingway che ogni volta che incontrava Ford a Parigi, a casa di Ezra Pound, ne notava il cattivo odore.

Noi però non possiamo aspettare mezzo secolo prima di comperare un libro e abbiamo bisogno di un consiglio subito. Affidarsi alla copertina? Può essere una buona soluzione nel caso dei dischi, dove l’immagine già anticipa le atmosfere musicali. È del tutto deviante in un libro dove la copertina viene decisa spesso arbitrariamente dai grafici. Le immagini antiquate e stucchevoli che compaiono sugli Adelphi non rispecchiano mai l’ottimo contenuto dei volumi. E poi ci sono le mode: fino all’anno scorso, sulla scia del Cacciatore di aquiloni, otto libri su dieci avevano in copertina volti di donne medio-orientali o bambini afghani. Oggi, dopo il successo di Acciaio, è impressionante il numero di foto con donne ritratte in ambienti impervi.

Puntare sulle note di copertina? Mai più! Offrono un riassunto poco credibile, una analisi psicologica standard dei personaggi e una esaltazione dell’autore di cui si ricorda sempre che vive regolarmente tra Bagnacavallo e New York.

Chiedere al libraio? Non esiste. Ci sono solo ragazzi assunti con contratto trimestrale dopo alcune esperienze in un negozio di intimo. Racconto sovente di quanto vidi in una nota libreria milanese. Due timide liceali con foglietto in mano chiesero a un abbronzato commesso Una storia semplice di Leonardo Sciascia. «Mah…», rispose con sussiego il ragazzo. «Le storie di Sciascia sono tutte un po’ complesse…».

Sfogliare una rivista letteraria? Quale? In Italia un tempo c’era l’eccellente Leggere, di Rosellina Archinto. Oggi si galleggia tra rivistine troppo politicizzate e blog il cui unico scopo non è informare, ma dimostrare quante parole difficili conosce il recensore. Unica eccezione, il sito Booksweb.tv di Alessandra Casella.

Ben venga allora il metodo proposto da Ford Madox Ford: entriamo in libreria e apriamo un libro a pagina 99. Se ci viene voglia di leggere anche la pagina 100, comperiamo il volume. Altrimenti lasciamo che il tomo raggiunga i suo compagni nello scatolone dei resi.

C’è però una differenza fondamentale rispetto ai tempi di Madox Ford. Allora un libro veniva pubblicato in una sola edizione e la pagina 99 era simile per tutti. Oggi, soprattutto i bestseller, conoscono svariate edizioni. Alla prima versione rilegata segue la tascabile economica o l’illustrata, la riedizione dopo che ne è stato tratto un film e così via. La pagina 99 non è più la stessa e quindi anche il giudizio del lettore può variare.

Ciò nonostante ho voluto provare anche io ad applicare questa regola su dieci grandi successi italiani degli ultimi anni. Sono andato in libreria (ho il vizio di non comperare i best-seller e quindi a casa non ne ho) e ho letto le pagina 99 di dieci grandi successi italiani, cercando di giudicarli come se non ne conoscessi storie e autori. Ammetto che è un gioco divertente. Mi è spiaciuto molto non includere in questo esperimento almeno un libro di Erri de Luca. Purtroppo finiscono tutti prima di pagina 90.

Paolo Giordano, “La solitudine dei numeri primi” – L’Effetto 99 è repellente. C’è una ragazzina che deve vomitare e Giordano, come nell’Esorcista, non gira lo sguardo, ma ci descrive tutto quello che avviene, con colori e somiglianze. Si dice “Bleah” e si chiude il libro.

Silvia Avallone, “Acciaio” – Nella prima riga di pagina 99 si parla di Berlusconi. Come se non bastasse imbattersi in quel nome su quotidiani e riviste, in radio e tv. L’Effetto 99 è bipartisan e, a destra come a sinistra, si chiude subito il volume, ormai saturi.

Fabio Volo, “Esco a fare due passi” – È descritto un amplesso, non nello stile di Anaïs Nin, ma in quello più greve di Le Ore. L’Effetto 99 è schizoide: signore che si dicono disgustate dalla pornografia, acquistano il libro, convinte che Volo sia un grande scrittore.

Federico Moccia, “Tre metri sopra al cielo” – Si leggono i nomi della Pallini, della Catinelli, della Festa. Si parla di lezioni di latino. L’Effetto 99 è olfattivo: si percepisce un tanfo di aula scolastica che induce a chiudere il libro, schiacciati dalle ossessioni di antiche professoresse.

Umberto Eco, “Il nome della rosa” – A pagina 99 si legge “strame” e “gettato di propria sponte”. Eco forse intendeva “tram” e “gettato dal ponte”, penserà il lettore medio. E rinuncerà all’acquisto. Non ci sono più i correttori di bozze di una volta…

Niccolò Ammaniti, “Io non ho paura” – L’intera pagina 99 è occupata dalla storiella di Pierino Pierone e della Strega Bistrega. L’appassionato di drammoni a tinte forti lascerà il libro sullo scaffale, convinto di non avere più l’età per leggere Gianni Rodari.

Alessandro Baricco, “Seta” – La pagina 99 è una truffa. È lunga solo poche righe e Baricco allunga il brodo ripetendo due volte “anello di minuscoli fiori blu” e “Hervé Joncour”. Inoltre il libro finisce dopo soltanto sei pagine. Sarebbero soldi buttati.

Giorgio Faletti, “Io uccido” – Anche qui la pagina 99 è un corto finale di capitolo. Solo che a questa ne seguono altre 500. Troppe da portare in borsa quando si va al lavoro in bus. E la citazione delle sirene di Ulisse non incoraggia come sfoggio di cultura.

Susanna Tamaro, “Va dove ti porta il cuore” – Effetto 99 alterno. Si allude a un “segreto da portare nella tomba”. Ma viene svelato dopo poche righe. Si sta per rinunciare, ma a fine pagina la nonna, mentre innaffia le ortensie, ha notizia di un incidente. E scatta l’acquisto.

Roberto Saviano, “Gomorra” – Un notevole affollamento di eventi pregressi e sospesi, tutti nella stessa pagina e narrati con una scrittura non diluita, crea il miglior Effetto 99 tra tutti i volumi analizzati. Incuriositi da questa densità, si prende e si va alla cassa.

 

Tommaso Labranca