il trash secondo tommaso labranca

il trash secondo tommaso labranca

Labranca sforbicia la formula aurea del trash: intenzione meno risultato ottenuto uguale trash. Esempi: "Nel programma di vendite a domicilio Domenica con Semeraro, il presentatore Walter Carbone cerca di emulare Pippo Baudo, ma non potendo invitare Madonna e dovendo ripiegare su Mario Tessuto, il suo risultato è trash. Nei suoi libri e film Alberto Bevilacqua cerca di emulare certi artisti aulici, ma innestando l’estetismo decadente sulla crapulaggine parmense, il suo risultato è trash". La formula si applica in tutti i campi: la crema alla nocciola Niger imita la Nutella, Dick Drago plagia Dylan Dog, Mariotto Segni posa con la famiglia davanti ai fotografi come Clinton. Calma: a ridere sono capaci tutti, soprattutto chi alza la zampa e fa snobisticamente pipí, territorial pissing intellettuale, si trincera in un Cerchio Magico di Orina Metaforica sgocciolando sghignazzi sulle sottoculture. Labranca ce l'ha con Guido Almansi che fa lo schizzinoso davanti a un picnic di tifosi laziali dipinti a olio da Riccardo Tommasi Ferroni; se la prende con le battute della Gialappa’s Band in Mai dire tv; dimostra come tre minuti di una vecchia canzone di Baglioni surclassino centinaia di pagine dei giovani scrittori italiani.
Il trash sarebbe dunque la forma espressiva delle fasce sociali di recente urbanizzazione, tecnologizzate, mediatizzate e colonizzate culturalmente (insuperabile il capitolo che analizza uno spot africano degli anni Sessanta), ma forse un po’ meno omologate dai cliché di quanto - da Pasolini in poi - siamo abituati a sentirci ripetere. A Labranca non interessa poi tanto imbastire una sociologia della cultura di massa: sta di fatto che il suo saggio invoca massimo rispetto per la paradossale libertà d'espressione presente proprio in questi deprecati atti di travestitismo esistenziale, anche quando indossano i panni della piú scontata icona pop o del solito archetipo sessuale rifritto e aggiornato dai rotocalchi: libertà espressiva che secondo Labranca è il primo dei cinque pilastri del trash insieme a contaminazione, incongruità, massimalismo e emulazione fallita. Il fallimento dell’emulazione è cruciale proprio perché impedisce la produzione di cloni seriali consenzienti, facendo invece fibrillare dall’interno i modelli imposti: i linguisti chiamerebbero effetti di sostrato questi riverberi della lingua colonizzata sulla grammatica della lingua colonizzatrice.
Il trash è una condizione spontanea, inconscia, originaria: percepirlo consapevolmente equivale a sentirsene esiliati. Non rimarrebbe che esibire di tanto in tanto i propri trofei trash in maniera compiaciuta, ludica, con distacco autironico e colto (camp), oppure fare di tutto per espellerne paranoicamente ogni traccia, atteggiandosi a sublimi abitatori di culture epurate e dorate (kitsch). L’articolazione distintiva della triade trash/camp/kitsch è uno degli apporti piú preziosi di questo libro. Ma c'è un’altra via: Labranca istiga a diventare Giovani Salmoni del Trash, a gettarsi nel torrente dei pregiudizi estetici imposti dalla presunzione kitsch: "Dobbiamo essere pronti a risalire questo fiume ribollente di boria e ignoranza, dobbiamo raggiungerne le fonti e renderle aride". I maestri e i compagni di strada si trovano un po’ dappertutto: "Cronaca Vera", Nando Cicero che dirige Franco Franchi in Ku Fu? Dalla Sicilia con furore, Gian Carlo Mangini alias El Cubano vignettista di "Le Ore", Renato Carosone, i 25-35enni che da bambini si sono formati sull'enciclopedia I Quindici...


Tiziano Scarpa

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