il peso dei ricordi

il peso dei ricordi

A costo di risultare immodesto, amo definirmi un untuoso vigliacco militante e credo non mi leverò mai, di mia sponte, dal numero dei vivi. Se mai dovesse succedere, vi autorizzo a dire agli inquirenti “non sopportava il peso dei ricordi”. Fatelo dire a Ivo Brocchi nei talk show di Teletruria, “non sopportava il peso dei ricordi”, mentre mastica il tappo di una biro rossa presa in tabaccheria. Se il mio amico Francesco Faralli dovesse farci un film dei suoi, fatelo finire sulle note di Raindrops Keep Falling on My Head di Bacharach e la frase “non sopportava il peso dei ricordi”. Perché questa è una delle cose più sfacciatamente chiare che ho in assoluto. Che tanto ciò che rende la vita ogni giorno più faticosa è solo e unicamente quella questione là. Non la depressione, che conosco poco, né la noia, che conosco pure meno, né la compulsione per un vecchio gioco da tavolo di Reiner Knizia che non riesco a trovare (Winner’s Circle in perfetto stato). Il peso dei ricordi, specie quelli belli e quei pochi brutti che tanto ormai lo so che, per un problema di defrag, il tempo mi rinomina come “belli” e per sicurezza anche tutti gli altri. E più inutili sembravano e meno lo erano. Panchine, discount, pensioni, autogrill, intercity, gelaterie, cabine telefoniche, scottex, divani letto, pedalò, binari, post-it, scontrini, polaroid, pinete, sexy shop, autoscontri, caffè solubili, detersivi liquidi, sandali sotto il letto, biro mai restituite, luci accese di finestre lontanissime viste da un terrazzino. Il peso dei ricordi. La mia vita è scandita, con la precisione d’un orologio, dai volti che non rivedrò più e di cui posso solo evocare il fantasma, consumando in solitudine gli stessi cappuccini negli stessi bar ai confini dell’universo in ricordo di tempi in cui tutto questo era insospettabile, pazzesco, roba da riderci proprio. Che tanto certi fantasmi fanno più compagnia delle entusiasmanti e vitali prospettive di merda.
Ho un pugno di pensieri in croce, numerati come chiavi in un mazzo. Li ripasso in padella e paiono appena di più di quelli che in realtà sono. Pensieri noiosissimi da ascoltare. Sempre gli stessi. Ho cento tasti da schiacciare e se ne schiacci novantasette t’accorgi che non attivano niente. Poi c’è il peso dei ricordi. E più vado avanti e più m’è insostenibile. La calda e poetica malinconia diventata piano piano quel sentimento terribile, sepolcrale e chiuso al mondo che è la nostalgia. E non riesci a capire quando è iniziato.

http://sgargabonzi.com/2013/12/07/il-peso-dei-ricordi/

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