i piedi

Sono cresciuta con uno stretto parente avverso ad ogni tipo di sandalo e dunque, allo sbocciare dei mandorli (noi siamo siciliani), le sue storie d’amore andavano in crisi. Perché le belle fanciulle – di cui non mancava – si liberavano delle scarpe chiuse e per lui erano giorni terribili: se in privato poteva fare a meno di guardarle, a quel punto le estremità spogliate si imponevano e qualcuna è stata messa alla porta con la crudele frase: “Non posso tollerare la vista delle tue bruttissime dita”. Gli uomini podofobici sono una minoranza (il 16 per cento secondo un sondaggio) ancorché silenziosa poiché il culto delle femminili pendici – nude e/o calzate – è maggioritario e dominante. Così per loro è durata solo qualche ora fugace la gioia di aver trovato un leader nel giovane sindaco di Pavia che ha proibito i piedi nudi in città. Trattandosi infatti di un editto – restrittivo, capzioso, circondato da una tensione che lasciava intendere di voler far un po’ di più – ma in realtà destinato alla minoranza ancor più sparuta dei barefooters, coloro che, sfidando sporco, freddo e asfalto rovente, camminano senza scarpe. Il mio familiare – che è di sinistra ma pensava che per “la civiltà di questa regola estetica” avrebbe potuto superare le differenze di partito con il sindaco – ha dovuto fare un passo (ben calzato) indietro. Però, a pensarci bene, in primavera/estate, a fine giornata, ognuno di noi ha visto decine di piedi/scarpe che ci hanno provocato reazioni di piacevolezza o di respingimento: perché al piede non siamo indifferenti? Camilla Stipa, psicoterapeuta gestaltiana e designer di scarpe osserva: “Si tratta di una parte del corpo complessa e ricca di dettagli: le dita, la forma, lo spessore della pelle, le unghie, la grazia dell’insieme o la disarmonia, l’odore. Insomma è il vaso che dà importanza al resto della figura: pensiamo ad una bellissimo vestito portato con brutte ciabatte oppure ad un pigiama informe calzato con dei tacchi a spillo rossi. Sul piede si può investire in cura e bellezza: farlo oppure no racconta di noi e del rapporto con una parte solitamente nascosta. La sua gestualità poi comunica: mosso nervosamente, dondolato seducente, strofinato con intenzione sessuale. Sui piedi poggiamo e camminiamo e, come lo facciamo, indica stati d’ansia, paure, sicurezze”. Insomma, guardare laggiù, dice Stipa: “è entrare immediatamente in una relazione intima con l’altra persona con il conseguente carico emotivo che comporta”. Ecco, ti sembra solo un piede, ma dentro c’è tutto un mondo. La parola Upanishad che indica le sacre rivelazioni dell’induismo, significa “stare seduti ai piedi del maestro”; Cristo lavò le estremità degli apostoli con umiltà e la Maddalena asciugò i suoi con i capelli per devozione; il piede può dare un calcio o segnare un cammino, il pellegrinaggio è un sacrificio, fare quattro passi scarica la tensione, “non calpestarmi” si dice al prepotente oppure si implora una donna di farlo per goderne (è il trampling una forma di piacere sessuale: con i piedi ne esistono almeno quindici codificate ma i cultori personalizzano le performance). Dentro i nostri confini territoriali ci sono 26 ossa, 32 muscoli e tendini, 107 legamenti e, secondo i saperi orientali, 72 mila terminazione nervose nonché la mappa riflessa di ogni organo, ghiandola e parte del corpo: da qui la pratica di digitopressione e massaggio ormai diffusa anche in occidente. Sulla cura, l’igiene e la bellezza c’è un grande business: linee cosmetiche, smalti, trattamenti dall’estetista e nelle beauty farm, ricostruzione delle unghie, massaggi, chirurgia estetica (compreso il botulino antisudore). Alfred Binet, lo psicologo francese che inventò il test del quoziente intellettivo, fu il primo ad usare il termine feticismo e a distinguerlo tra “piccolo” e “grande” considerando quest’ultimo patologico quando “l’adorazione del dettaglio diventa preponderate e sacrifica il rapporto all’altro nella sua totalità”: ne salvò però una “una quota necessaria” che risulta non da un’eccitazione unica, ma da “una miriade di eccitazioni” diventando “una sinfonia”. Poi intervenne Freud con l’interpretazione che il feticismo del piede fosse la proiezione di un fallo femminile “primitivamente postulato e dolorosamente rimpianto” o che la pulsione di guardare, originariamente diretta sul genitale, cominciando dal basso è stata fermata per strada dal divieto e dalla rimozione e ha preso come feticcio il piede o la scarpa. Sarà l’eredità della psicoanalisi ridotta a slogan o l’atavica immagine della Madonna che con il piede nudo schiaccia il serpente simbolo del peccato, ma spesso l’interesse erotico verso i piedi, che ha anche una sua natura ludica, innocente e di confidenza, diventa oggetto di vergogna o, per contro, di culto se non di inibizione. Chiedo a Stipa perché – ad esempio – alcune persone hanno la repulsione di indossare scarpe aperte mostrando le dita: “Non generalizzo, ma spesso avendo un problema con il nostro corpo scegliamo una parte su cui scaricare”. Una sorta di feticismo all’inverso. Riflettendo sui suoi piedi, invece, la psicoterapeuta dice: “Sono cresciuta scalza nel campeggio di mio padre, ho praticato arti marziali sul tatami e fatto lunghi viaggi in marcia. Ho piedi tosti e nessun problema a mostrarli. le scarpe che ho disegnato finora sono sinuose, slanciate e quasi tutte con il tacco, ma il prossimo anno con la mia linea personale farò la rivoluzione del sandalo più semplice che c’è”. A piede totalmente nudo.

Alessandra di pietro

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