frequentazioni povere

frequentazioni povere

quello che perde gli amici alla fine è la differenza di livello.
Ci si conosce perché si è + o - allo stesso livello, il livello cambia e ci si perde.
Non sono i litigi, i litigi vengono per la differenza: si rileva la differenza, la si estremizza per vedere se l'amicizia resiste, l'amicizia finisce.
Come quando i fidanzati capiscono che le cose cambiano, si estremizzano i comportamenti, il filo si spezza.
Del resto, se uno va al Club Med con i suoi amici Morfeo, Mancini, Nesta & Maldini, non puo' isciversi al torneo di calcetto con loro.
Per questo Deslauriers nell'Educazione Sentimentale a tratti desiderava il fallimento di Frederic, perché altrimenti sarebbe stato di livello troppo elevato rispetto al suo e non sarebbero + stati amici.
E difatti chi vince la lotteria divorzia.

I fenomeni di aggregazione tra individui, risentono degli stereotipi culturali più grezzi e dozzinali. Le categorie che stanno alla base di una scelta di frequentazione, si possono in linea di principio ricondurre all'idea di "somiglianza", in ogni sua forma. Dall'asilo a salire, fino alla pensione, l'individuo cerca la condivisione nel simile. Fin qui nulla di strano.

E' nel rapporto col dissimile che si annida la povertà animalesca presente in ogni relazione umana. Il rapporto col dissimile è sempre implosivo, teso, insincero.
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La somiglianza si va a ricercare in tanti aspetti: lo status sociale fino alle medie (frequentazioni imposte), la coolness fino alle superiori, l'affinità intellettuale, abitudinaria o etica a partire dall'età universitaria; a seguire: la condivisione del proprio mestiere in età di formazione professionale; ancora lo status sociale in età adulta e più che adulta.

Non è interessante notare le categorie che stanno alla base della ricerca del simile; per quanto stereotipate in modo molto rigido e infantile, rientrano ancora nella norma, nella prassi abituale pressochè per chiunque. E' invece estremamente interessante notare come si manifesta il rapporto col dissimile, con l'altro.

Alla base dell'idea di diversità, c'è soltanto una cosa: disprezzo. Disprezzo gonfio, acceso, quasi tormentato. Tra ricchi e indigenti sarà sempre difficile la stima reciproca basata solo sull'estetica interpersonale.
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Quello con la musica mi sembra un parallelo interessante: molti hanno un genere prediletto. (Si consideri il momento, più o meno lungo, tra un cambio di gusti e l'altro.) Allora c'è chi ascolta solo classica, ritenendolo il genere più bello, al di sopra di tutti gli altri. Pare strano, a chi piace la classica, che ad altri possa non piacere. Alla superiorità di un genere, viene associata la superiorità della categoria di ascoltatori. La classica piace solo a gente di un certo livello come me, gli altri che adorano altri generi sono individui banali e privi di interesse. Lo stesso discorso si applica ovviamente a ciascun genere. C'è il punk, la house, la techno, l'hip hop, la new age... Ogni genere veicola il seme dell'intolleranza, in quanto ogni genere corrisponde ad uno stereotipo umano, che a volte, a seconda delle circostanze, può influire sulle nostre frequentazioni.

Ho parlato di musica, perchè all'interno dei generi si possono riconoscere facilmente delle tipologie umane molto comuni e basilari: dal borghese al punkabbestia, passando per l'artista, il critical mass, il fighetto ecc.

La diffidenza con cui ci si scruta tra categorie umane, è foriera di una considerazione molto amara: ognuno ha le sue categorie, i suoi metri di giudizio.
Ognuno ha i suoi fantasmi.
Ognuno ha i suoi poveri.

E, ancora oltre: ognuno ha una sua categoria di "sfigato", dalla quale è ovviamente escluso.
Nessuna, dico nessuna di queste categorie è "libera", come giudizio, come attribuzione. Il pupazzo vede solo pupazzi. Al pupazzo è comunque salvata l'autostima, sempre e comunque, la sicurezza dell'appartenenza.

Questo è alla base dell'associazionismo di basso livello: CL, il Rotary, la P2, i centri sociali.

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