Dimenticheremo tutto recensito da Rapporto Confidenziale

Dimenticheremo tutto recensito da Rapporto Confidenziale

Tratto da Rapporto Confidenziale

L’incipit è folgorante: «A Malpensa girano fantasmi di dopobarba che sa di pioggia e di ventiquattrore. Inizi di strofe che non avranno mai un inciso. Così Malpensa rappresenta l’idea che del futuro avevo nell’83. Un futuro che hanno dovuto costruire a un’ora di macchina da Milano, mettendo 2000 nel nome, perché altrimenti non si capiva che era il futuro. Che infatti non è mai arrivato, offeso dalle monetine in faccia a Craxi e dall’insistenza della mediocrità nel resistere al banale.»

 

Dimenticheremo tutto, anche il titolo è una folgorazione, è pura follia al potere. Sembra un incrocio tra Pinketts, per l’irriverenza con la quale mastica la realtà, e Céline, per la discesa nella profondità di un animo nichilista e disilluso. Alto e basso centrifugati alla velocità della luce e fermati su carta in un’opera assolutamente convincente e spassosamente divertente, da divorare con avidità e altrettanta velocità.
Un viaggio al termine della notte in cui la notte è il presente appiattito e miserrimo dell’Italia contemporanea e del suo star system senza stelle. Protagonista e voce del romanzo è il pluripremiato regista Max Profeta, amante dell’amaro Ramazzotti e stanco sparring partner d’una misantropa stimolatagli dallo sconfortante parterre umano che lo circonda. Un uomo in fuga da sé e dalla macchinazione televisiva che lo perseguita, ma soprattutto un regista alle prese con la stesura della sceneggiatura del suo nuovo film (che gli varrà il Leone d’oro al Festival di Cannes): un’opera che ha l’ambizione di agire direttamente sulla realtà, un’opera d’arte totale, un’utopia per nevrotici. Realtà e finzione si mescolano inestricabilmente con continui rimandi tra la vita di Profeta e la sua sceneggiatura, una matrioska narrativa dalla quale fuoriescono personaggi plausibili nel loro improbabile realismo. Turisti sessuali e antropologhe ammalianti, sceneggiatori scoppiati e pupazzi televisivi, rapper di Senigallia e personaggi da reality si susseguono nel romanzo in un accumulo di oscenità e cattivo gusto.
La grande bellezza dell’orrido.
Uno sguardo in abisso sul cattivo gusto e il nonsense, denso di humor satireggiante, attraversato da continue speculazioni filosofiche sulla condizione umana e sullo spirito del tempo. «Come se lavarsi in compagnia potesse cancellare le cicatrici di una nostalgia per un futuro che non ci apparterrà mai. Come se ci si potesse salvare protraendo l’agonizzante farsa del passato. C’è un motivo preciso per cui la fantascienza non è più di moda, ed è che tutti si sono accorti che la nostra immaginazione è scaduta.»

 

Dimenticheremo tutto è un romanzo da segnalare senza esitazione, che ci ricorda quanto il cinema possa essere utilizzato come grimaldello per scardinare la realtà della società del super spettacolo nella quale, nostro malgrado, siamo imprigionati.

 

Mesi fa venne pubblicato per i tipi di Chiarelettere un romanzo di Pino Corrias, Dormiremo da vecchi, che in qualche modo si muoveva tra i medesimi interstizi di reale bazzicati da Mauri e Schiavone. Ma Dimentichermo tutto è un’opera decisamente più intrigante, complessa e ambiziosa dotata di una travolgente immaginazione e di una profondità sorprendente.

Forse il romanzo coglie proprio lo spirito del nostro tempo.

Alessio Galbiati

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