cos'è lo spread

Altra giornata difficile per lo spread, che è salito superando di slancio quota 200.
Ma cosa vuole dire il termine spread?
Ha qualche significato pratico per la gente?
Vediamo di spiegarlo velocemente visto che su tale argomento non mi sembra ci siano le idee chiare nel paese, anche ai massimi livelli.

Lo spread è semplicemente una differenza.
Nel caso specifico è la differenza tra il tasso d'interesse del titolo di stato italiano a 10 anni e il corrispondente titolo di stato tedesco.
Perchè il punto di riferimento è il titolo di stato tedesco?
Perchè piaccia o non piaccia, la Germania viene considerato dal punto di vista finanziario, uno dei paesi più stabili e sicuri del mondo.
Tornando a noi, se il titolo di stato italiano decennale rende il 2,45% e il titolo di stato tedesco rende lo 0,4%, la differenza, ovvero lo spread è 2,45-0,4=2,05.
Convenzionalmente il rendimento viene espresso in centesimi ed ecco che il 2,05% di differenziale diventa 2,05*100=205.
Ecco trovato lo spread.
Spread che dunque è collegato in modo imprescindibile ai tassi d'interesse.
Se lo spread sale, questo vuol dire che o il rendimento dei titoli di stato tedeschi è sceso, o il rendimento dei titoli di stato italiani è salito.
E infatti, nel momento in cui nelle ultime tre settimane lo spread è aumentato, se andiamo a vedere i rendimenti dei titoli di stato, troviamo che questi sono per l'appunto aumentati.
Lo spread che sale quindi è sinonimo di tassi d'interesse che salgono.

Ora, cosa significa un aumento dei tassi d'interesse dei titoli di stato e cosa comporta?
La prima conseguenza è ovvia: un aumento dei rendimenti in presenza di un grosso debito pubblico, porta ad un maggiore onere finanziario a carico dello stato.
E' semplice: lo stato ha un debito pubblico che deve essere finanziato sul mercato tramite l'emissione di titoli di debito, offrendo come premio per il rischio di detenere questo debito un tasso d'interesse.
Se il mercato chiede un tasso d'interesse più alto, lo stato dovrà sborsare molti più soldi per remunerare il debito.
Soldi che lo stato ottiene tramite le tasse.
Piccola divagazione: a questo punto arriva sempre qualche signoraggista abbastanza sprovveduto a sostenere che se la banca centrale compra i titoli di stato i tassi d'interesse rimarranno bassi.
Il poveretto di turno però non capisce che tale manovra monetaria, chiamata monetizzazione del debito, crea inflazione.
Inflazione che è ne più ne meno che una tassa.
Per essere precisi, una tassa sui poveri, ovvero quei soggetti che generalmente non hanno stipendi e patrimoni agganciati a beni reali.
Quindi comunque il pagamento del debito verrà fatto con le tasse dei cittadini, o dirette o indirette (inflazione).
E no, il quantitative easing praticato dalle banche centrali in questi anni, non è una monetizzazione del debito.
Ne abbiamo parlato diffusamente in passato e non ripeteremo i concetti.

Torniamo a noi.
Il maggiore onere per lo stato e quindi per i cittadini è la prima e più evidente conseguenza del rialzo dello spread.
Ma non è l'unica.
Il tasso d'interesse che sale dicevamo.
Ma il tasso d'interesse è legato al prezzo dei titoli di stato.
Se il tasso d'interesse sale, il prezzo dei titoli emessi scende.
Anche qui è abbastanza facile: poniamo che io abbia un titolo di stato acquistato ad un prezzo di 100 che offre un rendimento del 2%.
Se il tasso d'interesse sale al 3% e io volessi vendere il mio titolo che rende il 2%, non potrei venderlo sempre a 100, perchè a quel prezzo renderebbe un punto percentuale in meno dello stesso titolo presente nel mercato.
Devo abbassare il mio prezzo in modo da equalizzare i rendimenti.
Ma cosa vuol dire questo?
Che se io sono in possesso di un titolo di stato, con un aumento dello spread ne vedo diminuire il valore.
Ora, se noi ce lo teniamo in portafoglio non succede niente a meno ovviamente che lo stato non faccia default.
Ma se io sono una banca e uso i titoli di stato come stabilizzatore del mio portafoglio, ecco che qualche problema nasce.
Scendendo infatti il prezzo dei titoli di stato che detengo, diminuisce il valore della parte meno rischiosa del mio portafoglio e quindi dovrò sborsare nuovi capitali per riportare verso l'equilibrio la mia rischiosità.
E infatti non è un caso che congiuntamente con il rialzo dello spread i titoli bancari in borsa siano crollati.
Tra l'altro in questo specifico caso si inserisce anche il fatto che il titolo che dovrebbe essere poco rischioso, di fatto vede aumentare la sua rischiosità, aumentando il rischio specifico della banca intesa come azienda.
Rischio specifico che diminuisce il valore del titolo.

Ma non finisce qui.
Se il tasso d'interesse del titolo decennale sale, si porta dietro nel rialzo anche tutti gli altri tassi d'interesse.
Sia pubblici che privati.
Questo perchè il titolo di stato viene considerato il prodotto finanziario più sicuro di un paese e quindi il benchmark sul quale tarare i rendimenti offerti dagli altri investimenti.
E di nuovo non a caso, ecco che leggiamo che anche il mercato dei corporate bond, ovvero le obbligazioni societarie con le quali le imprese finanziano i loro investimenti, ha subito numerose scosse negli ultimi giorni https://it.finance.yahoo.com/…/bond-corporate-scossi-da-ris…

Ma cosa significa dal punto di vista economico tale situazione?
Tecnicamente si chiama : stretta monetaria.
Vediamo come opera.

Quando il rendimento del titolo di stato sale, costringe come detto a salire anche gli altri tassi.
Questo, di nuovo come mostrato sopra, implica una diminuzione del prezzo del titolo di stato, ma anche di tutte le altre assett class.
Quindi la borsa scende.
Il prezzo delle obbligazioni scende.
E pure i valori immobiliari scendono.
E last but not least aumentano i tassi delle banche.
Ma quali tassi?
Ovviamente i tassi sui prestiti.
Quindi i mutui e i fondi per gli investimenti delle imprese.
Ma salendo il tasso d'interesse di mutui e prestiti bancari, da un lato chi li chiederà (per i mutui, le famiglie) comunque dovrà sborsare più soldi, dall'altro diminuirà la richiesta di credito.
Con meno credito verso l'economia ecco che ci saranno meno investimenti, i quali porteranno ad un rallentamento dell'economia finanche se le cose dovessero andare veramente male, alla recessione.
Stretta monetaria: il rialzo dei tassi prosciuga il credito e la liquidità nel mercato e quindi l'economia scende.

Ricapitolando, un rialzo dello spread comporta:
- un aumento dell'esborso dello stato sul pagamento degli interessi del debito
- questo vuol dire in prospettiva maggiori tasse o minori servizi per i cittadini
- una diminuzione del valore di azioni, obbligazioni e immobili
- un aumento del costo dei mutui
- una diminuzione del credito bancario
- nel caso peggiore, ovvero uno spread a valori estremamente elevati in definitiva: una recessione economica, con tutto quello che tradizionalmente significa (per il popolo disoccupazione).

Quindi?
Quindi lo spread conta.
E conta perchè il primo a rimetterci con lo spread troppo elevato è proprio la gente.
Come sempre.

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