Carlo

Carlo ha 28 anni e un gatto di nome Pusheen; è un ragazzo pieno di idee, ma soprattutto pieno di sé. Dopo essersi laureato con qualche anno di ritardo in Studi culturali, 110 senza lode e senza infamia, con una tesi intitolata "Dalla socialdemocrazia alla democrazia social", ha iniziato un dottorato sul tema "La serie tv come evoluzione contemporanea del romanzo d'appendice".

La ricerca procede a rilento perché Carlo, che anagraficamente rientra per un pelo nella nozione sociologica di "nativo digitale", non è capace del rigore e della concentrazione indispensabili per un accademico, per cui è facile preda del multitasking: dissemina la sua attenzione tra i libri la musica le serie i giochi le riviste facebook whatsapp instagram tinder, salta da una finestra all'altra compulsivamente, dall'articolo del New Yorker alla gangbang di Youporn, trova una finestra aperta su Google ma non ricorda più cosa voleva cercare; vorrebbe navigare l'internet, insomma, ma finisce per naufragarvi.

Carlo quando ti incontra per strada fa il vago, ti saluta ma non si ferma a parlarti, affetta disincanto. Per l'occasione indossa un sorriso d'ordinanza, ti dice: "Ciao caro, pensavo proprio a te o a qualcun altro", quindi continua spedito per la sua strada lasciando intendere di avere un gran da fare. Quando gli chiedono che lavoro fa, non dice "ricercatore" ma "precario cognitivo"; più in generale, ama definirsi "un prodotto culturale e un aggregatore di contenuti". Carlo ama il pop ma detesta il nazionalpopolare.

Carlo scrive saltuariamente su Vietzsche, rivista patinata di attualità, moda, letteratura, cinema, televisione, videogiochi, calcetto e ciabatte. Vietzsche nasce come rivista mensile, ma quasi subito si converte in bimestrale: per stare meno sul pezzo e garantire un'offerta culturale più approfondita, sostiene il comunicato di redazione, per via delle vendite molto scarse, sostengono i maligni. Da bimestrale Vietzsche diventa quindi trimestrale, poi comincia a uscire tre, due, una volta l'anno. Attualmente Vietzsche arriva in edicola una volta ogni quattro anni (con la stessa cadenza, quindi, dei mondiali di calcio), e in edizione limitata: ne vengono stampate soltanto quindici copie, una per ogni membro della redazione.

Ovviamente Carlo non è pagato per scrivere su Vietzsche: non lo fa per soldi, dice, ma per passione, anzi per svago, o forse per noia. Tanto comunque ci sono i soldi del dottorato, per il momento, e quando non ci saranno più quelli, ci saranno i soldi di famiglia; e quando non ci saranno più neanche quelli, beh, qualcosa Carlo si inventerà senz'altro.