calcutta concerto di

calcutta concerto di

Biglietti prato presi due mesi fa.
Arrivo a Latina in treno come primo scaglione del gruppo verso le 17.
Dalla stazione allo stadio mi dà uno strappo una mia amica di Latina conosciuta poco tempo fa a un concerto di Cosmo.
"Oh fermiamoci a uno di 'sti bar qua fuori che ci beviamo na cosina mentre aspettiamo gli altri."
Alle 18 il gruppo è al completo e alla seconda birra.
Alle 19 siamo ancora li fuori con due kilometri quadrati di pizza al taglio.
Alle 19e30 birra, goleador e pane e mortazza.
Alle 20 e qualcosa arriva uno slancio di progressismo:
"Rigà ma vogliamo pure entrare?! No, perchè se volete rimaniamo in modalità sagra e il concerto lo sentiamo da fuori eh. Lì c'è pure Dolce Notte che mi dicono faccia delle gran bombe al cioccolato"
Contro ogni aspettativa, finalmente entriamo.
All'ingresso ci consegnano la famosa "Calcutta sciarpa di", ovvero striscia rossa in materiale chiaramente plastico/chimico/facilmente infiammabile e abrasivo per qualsiasi tipo di pelle umana. Però, oh, sopra c'è scritto CALCUTTA STADIO DI LATINA, che fai, gliela lasci?!
Ci buttiamo sul pratone e parte un potentissimo mashup di Sei un mito degli 883 e Riccione dei TheGiornalisti.
Quanto fa Festivalbar.
E nel frattempo, senza alcun perchè, ci passa davanti Babic dei PopX.
Mentre canta Frah Quintale, contiamo almento 5 o 6 tizi con la maglietta nera di Liberato. Solo di uno siamo sicuri che non sia lui perchè si aggira sui 130 kili.
Finalmente, in questo crepuscono bellissimo, sta per arrivare Calcutta.
E invece sul maxi schermo spunta Pardo che fa la pubblicità finta di Acqua Parda. Ok, siamo sull'epica andante.

Il concerto è bellissimo.
Le grafiche sul maxi schermo sono oltre Kubrick, tipo Dodò dell'Albero Azzurro che suona il violino.
Tra i vari clippini che passano, a volte appare anche Babic dei PopX che si sputa in aria da solo.
Babic è come Liberato: ovunque.
Ogni tanto riappare Pardo e Acqua Parda.
Ah e poi anche Tommaso Paradiso sul palco a duettare con Calcutta su Oroscopo.
Io penso a questo curioso gruppo di amici e mi sale in testa questa immagine di Calcutta, Tommaso Paradiso, Babic e Pardo che fanno il fantacalcio insieme.
Finito il concerto usciamo dallo stadio e prendiamo le macchine.
Nel traffico per uscire da Latina ci mettiamo a cantare Pesto con degli sconosciuti di una macchina a fianco. Ci sporgiamo fuori dai finestrini incitando le altre macchine e in 10 secondi ci sono due file di auto che cantano UEEE DEFICIENTEEEE fuori dal finestrino.
Ed è bellissimo.
Poi torniamo a Roma.

Calcutta sul palco non è uno showman e non fa nulla per fingere di esserlo.
Calcutta è un patatone tenerissimo e si vede chiaramente da come si comporta: all'inizio si impappina mentre parla e saluta, poi è super educatino: "spero di cantare bene" "spero vi piaccia" e mette anche le mani avanti: "scusate se sbaglio eh".
E' la cosa ti torna, perchè se non fosse stato così, come gli sarebbero usciti mai certi testi?!
Un mio amico dice che le canzoni di Calcutta sono disperate.
E' vero. E sono anche dolci. Ci prendono allo stomaco e le urliamo per quello, perchè sono canzoni dove possiamo urlare quanto siamo soli coi nostri rimorsi e quanto vogliamo tornare a volare.
Per questo le sue canzoni stanno diventando manifesto di una generazione, di quelli nati e cresciuti tra gli anni 80 e i 90 con sogni e aspettative, e che poi si son perduti senza meta nei 2000 e rotti.

Vestiti da Sandra che io faccio il tuo Raimondo.

 

Marco Improta

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